Archive for ottobre, 2011

Ellen, Leymah, Tawakkul: la pace è donna!

Da poche ore sono stati resi noti i nomi delle tre donne vincitrici del Premio Nobel per la Pace 2011. Tre donne, due africane e una yemenita, insignite del prestigioso riconoscimento, a pochi giorni dalla morte di un’altra grande donna, la prima africana a vincere il Nobel, l’attivista per l’ambiente Wangari Maathai. Le motivazioni del premio sono eloquenti: le tre donne sono state premiate “”per la loro lotta non violenta per la sicurezza delle donne e per i diritti di partecipazione delle donne in un processo di pace”.Ma chi sono le tre vincitrici? Come spesso è successo nella storia del Nobel, pochi prima di oggi avevano mai sentito parlare di loro, a testimonianza del fatto che spesso l’attivismo vero è distante dagli onori della cronaca e, soprattutto per quanto riguarda il continente africano, notizie catastrofiche tendono ad esaurire l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Ecco allora le eroine del giorno:

Ellen Johnson Sirleaf è l’attuale presidente della Liberia, prima donna nera al mondo a essere eletta capo di uno Stato, e prima donna eletta come capo di Stato in Africa. Non sono le sue cariche però ad averle guadagnato il Premio Nobel: è piuttosto l’impegno profuso nella pacificazione del suo Paese, devastato da anni di guerra civile e soprattutto nella difesa dei diritti delle donne, un impegno che l’ha accompagnata per tutta la vita e che è sempre stata al centro della sua agenda politica. Tra qualche giorno Ellen chiederà ai liberiani di riconfermare la fiducia nel suo operato, in nuove elezioni che si spera si svolgeranno senza traumi per il Paese.Connazionale di Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee è la seconda vincitrice del Nobel 2011 per la Pace: attivista per la pace, animatrice di un movimento – il Women of Liberia Mass Action for Peace – che ha contribuito a mettere fine alla guerra civile in Liberia. Armata con altre migliaia di donne della forza della nonviolenza, Leymah è stata con il suo  movimento protagonista, nel 2003, di vaste manifestazioni pacifiste contro l’allora presidente Taylor: la loro protesta incluse anche uno “sciopero del sesso”, un modo per responsabilizzare le donne e renderle protagoniste della lotta politica e del cambiamento. Da poco ha dato alle stampe la sua autobiografia, “Mighty be our powers: how sisterhood, prayer, and sex changed a nation at war”, speriamo presto tradotto anche in italiano.

La terza premiata è giovane, appena 32 anni: si chiama Tawakkul Karman, è yemenita, e dal 2005 guida il Women Journalists Withoud Chains, un’associazione umanitaria che si batte per la fine del regime yemenita di Saleh, che negli ultimi mesi ha scatenato una violenta repressione contro le migliaia di yemeniti scesi in piazza sull’onda delle Primavere Arabe per chiedere il cambiamento.

Tre volti, tre donne, tre storie che raccontano una storia diversa da quelle a cui siamo abituati: il cambiamento non è fatto solo di politica al maschile, quella roboante e spesso dal grilletto facile, ma spesso anche di lotte meno eclatanti ma più incisive, perché radicate tra la gente lontana dai riflettori. E le donne, di queste lotte, sono spesso le protagoniste silenziose, tenaci, impareggiabili. Era questo lo spirito che aveva animato la splendida campagna NOPPAW – Nobel Peace Prize for Women, promossa da CIPSI e ChiAma l’Africa al grido di “Walking Africa Deserves a Nobel”: il premio collettivo alla metà femminile del continente africano è rimasto un’utopia, ma il Nobel di quest’anno premia comunque l’Africa, premia le sue donne e, nell’anno delle Primavere Arabe, premia il volto femminile di quel vento di cambiamento e rivolta che da mesi spazza l’altra sponda del Mediterraneo.

Un bellissimo segnale dalla fredda Oslo!

NB: la foto usata in quest’articolo è tratta dal sito del Guardian, a cui rimandiamo per i crediti 

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